Mirea voleva portarla via, ma due uomini chiusero l’uscita. Dario annunciò una prova speciale: una sfida di improvvisazione in cui ogni concorrente doveva confessare una verità davanti a tutti, trasformandola in musica. Il pubblico urlò. Nora capì troppo tardi che la stavano spingendo sul palco.
«La figlia di Elide Bellandi,» disse Dario, porgendole il microfono. «Chissà se ha ereditato la voce della madre o solo il suo vizio di sparire.»
Nora non era una cantante. Non aveva mai cercato il centro della scena. Lei riparava strumenti degli altri, sistemava corde, accordava silenzi. Ma sotto le luci, con centinaia di occhi puntati, comprese che rifiutarsi avrebbe significato perdere l’unico accesso alla rete pirata e forse alle prove di sua madre.
Il beat partì: lento, secco, costruito su gocce campionate e ferraglia. Nora chiuse gli occhi e ascoltò. Non il pubblico, non Dario. Ascoltò la ninna nanna. La nota sospesa. La voce di Elide.
Poi parlò, più che cantare.
Raccontò di una bambina che odiava le porte socchiuse, di un padre che mentiva per abitudine, di una madre trasformata in colpa. Raccontò la sete come una bestia educata: entra nelle case senza rompere niente e porta via prima la pazienza, poi la dignità.
La sala tacque.
Dario sorrideva ancora, ma il sorriso era diventato rigido.
Alla fine della prova, un vecchio tecnico le infilò in mano un gettone di rame. «Elide disse di dartelo se un giorno fossi arrivata qui.»
Sul gettone c’era inciso: ARCHIVIO SALE - CABINA 3.
Nora scese dal palco tra applausi incerti. Mirea le fece strada verso una porta laterale, ma appena entrarono nel corridoio trovarono Tullio ad aspettarle. Aveva il volto devastato e un sacchetto di plastica in mano.
«Devi venire con me,» disse.
Nora esplose. «Hai saputo per dieci anni e mi hai lasciata credere che lei ci avesse abbandonate!»
«Se ti avessi detto la verità, saresti morta anche tu.»
«Anche lei è morta?»
Tullio non rispose subito. Poi aprì il sacchetto. Dentro c’era una vecchia audiocassetta etichettata con la grafia di Elide: PER NORA, SOLO ALLA FINE.
«Tua madre non è scomparsa quella notte,» disse Tullio. «L’ho aiutata io a nascondersi. Ma tre mesi dopo è tornata per recuperare l’ultima prova. Da allora non ho più ricevuto niente. Fino a oggi.»
Il telefono di Nora vibrò per la terza volta.
«Se Tullio è con te, perdonalo dopo. Prima scappa. Dario sa che sei la chiave, ma non sa che la serratura è nella tua voce.»
Subito dopo, nel corridoio, le luci si spensero.