A Ventomare non pioveva da centodiciotto giorni. La città aveva imparato a misurare tutto: l’acqua nelle taniche, le parole nelle discussioni, i sogni nei turni di lavoro. Nel quartiere vecchio, dove le insegne al neon tremavano anche di giorno, Nora Bellandi restaurava strumenti musicali nel retro di un negozio chiamato La Corda Spezzata.
Aveva ventisette anni e un talento inutile, secondo suo padre: riusciva a riconoscere la storia di una persona dal modo in cui aveva consumato i tasti di un pianoforte o graffiato il legno di una chitarra. Per lui, Tullio Bellandi, ex tecnico dell’acquedotto e uomo dalle mani sempre chiuse, era solo una ragazza che aveva rinunciato a un concorso statale per lucidare violini rotti.
Quella sera Nora stava riparando un vecchio registratore a bobine, trovato in un teatro abbandonato, quando il suo telefono vibrò. Numero sconosciuto. Un messaggio vocale.
Lo ascoltò senza aspettarsi nulla.
«Nora, se senti questo, non credere a tuo padre. La notte in cui sono sparita, non sono scappata. Ho nascosto la prima chiave dentro la canzone che odiavi.»
La voce era roca, più vecchia, ma inconfondibile.
Sua madre, Elide.
Nora lasciò cadere il cacciavite. Elide Bellandi era scomparsa dieci anni prima durante un blackout che aveva spento metà città. La versione ufficiale diceva: fuga volontaria. Tullio non ne parlava mai. Aveva bruciato le fotografie, venduto il pianoforte di casa, chiuso ogni domanda in una frase: «Tua madre ha scelto di non essere madre.»
Il messaggio durava quattordici secondi. Nora lo riascoltò venti volte. Poi, sotto la voce di Elide, percepì qualcosa: tre colpi secchi, una pausa, altri due colpi. Non rumore. Ritmo.
La canzone che odiavi.
Da bambina Nora detestava una ninna nanna inventata da Elide, perché finiva sempre con una nota sospesa, come se qualcuno avesse dimenticato di chiudere una porta. La chiamavano La sete del mare. Sua madre la suonava al pianoforte quando i litigi con Tullio diventavano troppo alti.
Nora cercò tra gli scatoloni del negozio e trovò un quaderno di spartiti con la copertina macchiata. Alla pagina della ninna nanna, alcune note erano cerchiate a matita: Mi, Fa, Re, Re, La.
M-F-R-R-L.
Non significava nulla, finché non notò che il vecchio registratore del teatro aveva cinque tasti rovinati proprio in quell’ordine. Li premette.
Dal vano delle bobine scattò un cassettino segreto. Dentro c’era una tessera metallica con inciso un simbolo: una goccia dentro un occhio. Sul retro, una scritta: SOTTOPALCO 9 - SOLO CHI ASCOLTA ENTRA.
In quel momento la porta del negozio si aprì. Suo padre entrò senza salutare. Vide la tessera nella mano di Nora e il suo volto perse colore.
«Dove l’hai presa?»
Nora non rispose. Per la prima volta nella vita, fu Tullio a sembrare spaventato da lei.