La seconda puntata fu trasmessa in diretta. Il palco era al centro dell'Arena delle Sorgenti, una struttura circolare circondata da vasche luminose. Dario annunciò una sfida chiamata Fuori la Maschera: ogni artista avrebbe dovuto improvvisare su un segreto rivelato dagli altri concorrenti.
Era crudele, geniale, virale.
Nora e Samuele capirono che il programma era una macchina per estrarre confessioni. Non cercava talento: cercava storie da vendere, ferite da ordinare in classifica. E forse, dietro quello spettacolo, c'era lo stesso sistema che aveva inghiottito Leo e la sorella di Samuele.
Durante le prove tecniche, Nora notò che gli applausi del pubblico avevano un ritorno strano. Un'eco ritardata di mezzo secondo sotto il palco. Non era acustica naturale: c'era uno spazio vuoto enorme sotto l'arena.
«Il pozzo sotto gli applausi», mormorò.
Samuele rubò una tessera a un tecnico. Nora duplicò la frequenza del badge usando il suo registratore. Riuscirono a scendere in un corridoio di servizio mentre sopra di loro un concorrente urlava una strofa sulla fame e la gloria.
Sotto l'arena non c'era un pozzo, ma un archivio.
Migliaia di server raffreddati ad acqua. Cabine insonorizzate. Schermi con volti, voci, confessioni. Ogni abitante di Miraggio, ogni lavoratore, ogni concorrente era catalogato in base alla vulnerabilità emotiva. Le loro voci alimentavano un sistema predittivo venduto a governi e aziende: capire quando una persona mente, cede, compra, obbedisce.
In una cabina videro una donna addormentata, collegata a sensori. Samuele soffocò un grido: era sua sorella, Amina.
Nora cercò Leo tra i file. Trovò una cartella: BELLANDI_LEONARDO / STATO: ANOMALIA VOCALE / UTILIZZO: NON AUTORIZZATO.
Aprì l'ultimo video.
Leo, pallido, guardava una telecamera. «Se mi cancellano, ricordatevi che la voce non è solo suono. È prova che siamo stati vivi.»
La porta alle loro spalle si chiuse.
Dario Lume applaudì lentamente. Dal vivo il suo sorriso era più stanco che perfetto. «Nora Bellandi. Finalmente. Tuo fratello parlava sempre di te.»
Nora strinse il ciondolo-microfono. «Dov'è?»
«Dipende da cosa intendi per lui.» Dario indicò i server. «Leo ha scoperto troppo. Poi ha fatto una cosa brillante: ha spezzato la propria voce in frammenti e l'ha nascosta nei nostri canali pubblicitari, nei riverberi, nei jingle. I messaggi che ricevi non arrivano da un telefono. Arrivano da Miraggio stessa.»
Samuele tentò di colpirlo, ma le guardie lo bloccarono.
Dario si avvicinò a Nora. «Stasera sei in finale perché il pubblico ti adora. La ragazza fragile con un segreto. Sali sul palco, perdi con dignità, e tuo fratello continuerà a esistere almeno come archivio. Oppure parli, e il sistema lo cancella per sempre.»
Nora capì il ricatto. Non minacciavano di uccidere Leo.
Minacciavano di far sparire l'ultima traccia che provava che fosse esistito.