Miraggio apparve all'orizzonte come un miraggio davvero: cupole trasparenti, canali d'acqua azzurra, palme illuminate da led, hotel bianchi senza finestre apribili. Tutto era pulito, troppo pulito. Persino la sabbia sembrava pettinata.
I concorrenti di Battito Reale urlavano, filmavano, improvvisavano barre per le telecamere. Nora, sotto il nome di Mirea Valli, teneva il cappuccio basso e registrava ogni suono con un microfono nascosto nel ciondolo.
Il presentatore, Dario Lume, accolse tutti con un sorriso perfetto. «Qui non cerchiamo solo artisti. Cerchiamo verità. A Miraggio, nessuno può fingere a lungo.»
Nora sentì freddo nonostante il caldo.
La prima prova non fu cantare, ma confessare. Davanti a una parete di schermi, ogni concorrente doveva raccontare il proprio dolore più grande, mentre una macchina misurava battito, sudore, esitazioni. Il pubblico da casa avrebbe votato la sincerità.
Quando toccò a Nora, lei inventò una storia su un amore finito. La macchina lampeggiò rosso.
Dario le si avvicinò. «La tua voce trema nel punto sbagliato. Cosa nascondi?»
Nora inspirò. Poi fece ciò che sapeva fare meglio: usò una bugia vera.
«Nascondo che ho paura di diventare grande e scoprire che lavorare, vincere, essere qualcuno... non serva a niente se non hai più nessuno a cui raccontarlo.»
La parete diventò verde. Applausi.
Tra i concorrenti, un ragazzo con le treccine e gli occhi stanchi la fissò. Si chiamava Sami Raq, veniva da Bari, e nelle sue rime parlava sempre di porte chiuse e padri assenti. Dopo la prova, le sussurrò: «Tu non sei Mirea.»
Nora si irrigidì.
«Tranquilla. Io non sono Sami Raq.» Lui sorrise senza allegria. «Mi chiamo Samuele. Sono qui perché mia sorella lavorava nelle cucine di Miraggio. Sparita sei mesi fa. Hanno detto che se n'era andata con un turista. Non aveva neanche il passaporto.»
Per la prima volta in due anni, Nora non si sentì sola nella sua ostinazione.
Quella notte, nel dormitorio dei concorrenti, i loro telefoni furono ritirati per “proteggere l'esperienza”. Nora aveva però nascosto una vecchia sim nella suola della scarpa. Alle 03:03 ricevette il terzo vocale.
Stavolta Leo cantava piano una melodia infantile che la loro madre usava per farli addormentare. Sotto, quasi sommersa, una frase:
«Il pozzo non è sotto l'acqua. È sotto gli applausi.»
Poi un rumore di passi. E una voce sconosciuta:
«Tagliategli la traccia.»