Miraggio odorava di menta, ozono e soldi.
Appena Marta superò i cancelli, vide bambini ricchi correre sotto piogge artificiali programmate a intervalli di venti minuti. Vide camerieri versare acqua in bicchieri di cristallo come se fosse vino. Vide le torri-serra salire verso un cielo giallo, mentre fuori dal perimetro la gente faceva la fila con taniche di plastica.
I concorrenti di Battito Primo erano trenta. Tutti giovani, tutti affamati. C’era Rayan, violinista cresciuto in un centro di accoglienza; Sveva, influencer con due milioni di follower e le mani sempre fredde; Taro, ballerino muto che comunicava scrivendo versi sul braccio; e Leone Sarti, figlio di un ministro, che cantava male ma sorrideva come chi non ha mai dovuto chiedere permesso.
Marta non sapeva cantare abbastanza bene per vincere. Ma sapeva ascoltare.
Durante la prima prova, i concorrenti dovevano trasformare un messaggio vocale anonimo in una canzone. La produzione consegnò a ognuno un file. Quando Marta infilò gli auricolari, sentì una donna singhiozzare.
“Mi dispiace, Nilo. Dovevo firmare. Mi avevano detto che era solo una simulazione.”
Marta si irrigidì.
Il messaggio finì con un rumore metallico e tre note suonate al pianoforte: fa, la, mi. Non era un caso. Nilo aveva usato quelle tre note in un pezzo mai pubblicato, Fame d’acqua, scritto due settimane prima di sparire.
Lei alzò lo sguardo verso la regia. Dietro il vetro oscurato qualcuno la stava osservando.
La sera, durante le riprese, Marta portò sul palco una canzone scarna, quasi parlata. Non usò il suo dolore come ornamento. Lo lasciò nudo.
“Mi hai detto: se manco, cercami dove applaudono più forte, tra le luci che asciugano il sangue e lo chiamano sorte.”
Il pubblico tacque. Poi esplose.
Alceo Marin salì sul palco con gli occhi lucidi. “Lùmina,” disse, usando il suo nome d’arte con una dolcezza studiata, “hai cantato come se stessi cercando qualcuno.”
Marta sorrise. “Forse sto cercando chi ha paura di farsi trovare.”
Per un istante, il sorriso di Alceo si incrinò.
Dopo la puntata, nel camerino, Marta trovò un asciugamano piegato. Dentro c’era una chiavetta vecchissima e un biglietto scritto a mano.
NON APRIRLA QUI. IL DESERTO HA ORECCHIE.
La porta si chiuse alle sue spalle. Marta si voltò e vide Sveva, l’influencer, senza trucco, più pallida di quanto apparisse nei video.
“Se sei venuta per tuo fratello,” sussurrò Sveva, “sei già in ritardo. Domani lo vendono.”