Marta Greco aveva imparato a riconoscere le bugie dal modo in cui respiravano.
Nel suo lavoro, dentro una piccola cabina insonorizzata al piano meno due della rete nazionale Vela9, puliva audio, equalizzava interviste, sistemava confessioni tremanti prima che finissero in onda nel programma più visto del Paese: Fuori Frequenza, lo show dove politici, artisti e criminali venivano messi davanti a una domanda semplice e crudele: “Stai dicendo tutta la verità?”
La Roma del 2037 non aveva più fontane accese. I sampietrini brillavano di polvere salina, i quartieri erano divisi per razioni idriche, e l’unico luogo verde rimasto era Miraggio, un enorme complesso privato costruito oltre il Raccordo: serre, laghi artificiali, palchi, studi televisivi, alberghi. Un paradiso a pagamento, protetto da droni e contratti.
Marta non ci era mai entrata. Suo fratello Nilo sì.
Tre anni prima, Nilo Greco, rapper di periferia con una voce ruvida e una risata da bambino, era sparito durante una manifestazione contro la privatizzazione delle falde. Il corpo non era mai stato trovato. La madre aveva smesso di nominarlo. Marta invece continuava a conservare il suo vecchio telefono scarico in un cassetto, come si tiene una reliquia per non ammettere che sia solo plastica.
Quella sera, durante il montaggio di una puntata speciale di Fuori Frequenza dedicata al nuovo talent musicale Battito Primo, Marta ricevette una notifica su un canale interno dell’archivio audio.
FILE RECUPERATO: VOCALE PRIVATO – MITTENTE SCONOSCIUTO.
Cliccò senza pensarci.
Prima arrivò un fruscio, poi un colpo secco, poi una voce. Bassa. Stanca. Inconfondibile.
“Marta… se senti questo, non credere a quello che ti hanno fatto vedere. Io sono dentro Miraggio. Non cercarmi con la polizia. Cercami sul palco.”
La tazza di caffè le cadde sulle ginocchia.
Il file durava undici secondi. Nessuna firma digitale, nessuna data, nessuna traccia semplice. Eppure quella voce aveva una nota spezzata sulla erre che apparteneva solo a Nilo. Marta riascoltò il messaggio ventisette volte, fino a farsi male.
Alle 02:14 ricevette un secondo vocale.
“Domani aprono i casting di Battito Primo. Entra come concorrente. Usa il nome che ti davo da piccola. E non fidarti di chi piange in diretta.”
Marta si alzò dalla sedia. Dietro il vetro dello studio, sul monitor gigante, apparve il volto di Alceo Marin, il conduttore di Fuori Frequenza: sorriso perfetto, occhi azzurri, fama da uomo capace di strappare confessioni persino ai morti.
Stava provando la frase di lancio per il talent.
“Quest’anno non cerchiamo solo una voce. Cerchiamo qualcuno disposto a raccontare la verità.”
Marta guardò il telefono. Da bambina Nilo la chiamava Lùmina, perché diceva che lei trovava interruttori anche nelle stanze senza finestre.
Il giorno dopo si iscrisse ai casting con quel nome.