Il giorno dopo, Nora accompagnò Sami agli studi televisivi di “Barre di Domani”, un talent musicale girato in un ex mercato ortofrutticolo trasformato in arena lucida. Il programma era diventato il rifugio emotivo di un paese assetato: giovani con storie difficili salivano sul palco, sputavano dolore in rima, e il pubblico votava come se salvare un concorrente significasse salvare se stesso.
Nora non amava la televisione. Troppa luce, troppa gente che sorrideva prima ancora di capire perché. Ma Sami insisteva: il fratello sparito anni prima, Yassin, aveva partecipato a una selezione clandestina organizzata dallo stesso circuito musicale. Dopo quella notte, era tornato con la base del vocale di Mirta e un livido sul collo. Tre giorni dopo, era finito in carcere per un furto che giurava di non aver commesso.
«Adesso lavora nelle cucine del penitenziario,» disse Sami mentre aspettavano dietro le quinte. «Dice che quando uscirà saremo vecchi. Io invece voglio diventare grande prima.»
Nora sentì quella frase colpirla: diventare grande. A diciannove anni credeva che significasse essere scelta, pubblicata, applaudita. Ora significava non tremare quando nominavano tuo padre.
Tra i giudici del talent c’era proprio Elio Bellini, ospite speciale per la puntata pilota. Abito chiaro, barba perfetta, voce calda. Quando vide Nora, per un istante perse il sorriso. Poi lo recuperò come un attore esperto.
«Nora. Che sorpresa. Sei qui per tornare alla musica?»
«Sono qui per ascoltare.»
Elio abbassò la voce. «Tua madre ti ha rovinato la vita con le sue ossessioni. Non permetterle di farlo anche da assente.»
Nora sentì il telefono di Mirta vibrare nella tasca, come se avesse percepito la menzogna.
Sul palco, Sami iniziò il suo pezzo. Parlava di case popolari calde come forni, di padri stanchi, di fratelli inghiottiti da porte blindate, di una città che vende ombra ai ricchi e sete ai poveri. Il pubblico prima rumoreggiò, poi tacque. Il ritmo era duro, imperfetto, vero.
A metà esibizione, però, la base ufficiale saltò. Dalle casse esplose il frammento del vocale di Mirta, amplificato e completato da una traccia che nessuno aveva caricato.
Una voce femminile cantava:
“Dove dorme l’acqua rubata, sotto il ferro della città, chi firma la sete degli altri prima o poi sete avrà.”
Sugli schermi apparvero immagini disturbate: mappe sotterranee, contratti, foto di cisterne nascoste sotto cantieri pubblici. Il logo del Comune. Il nome di Elio Bellini accanto a quello di una società privata: OASI NORD.
Il pubblico gridò. La regia staccò. Le luci si accesero. Elio scattò in piedi.
«È una manipolazione!»
Nora corse verso la cabina audio, ma due uomini della sicurezza le sbarrarono la strada. Sami la raggiunse ansimando.
«Non ho fatto niente, giuro.»
«Lo so.»
Il telefono vibrò ancora.
Terzo vocale.
«Brava. Ora loro sanno che tu sai. Vai al deposito 14 prima che svuotino tutto. E non credere alla prima verità: è sempre quella preparata per te.»
Nora alzò lo sguardo. Dall’altra parte dello studio, Elio la fissava. Non sembrava arrabbiato. Sembrava triste.
E questo la spaventò di più.