La sicurezza riaccese il piano dopo quattro minuti. Bastarono per cambiare tutto.
Nella sala server trovarono Marco Tadini, revisore interno della Vetria, riverso accanto ai rack, la camicia macchiata di sangue. Non era morto, ma non rispondeva. Sul pavimento, vicino alla sua mano, c’era un frammento di badge spezzato. Blu, come quello provvisorio di Nora.
Alle diciotto, la polizia aveva sigillato il piano. Alle diciannove, i telegiornali parlavano già di “aggressione nella società dei vip”. Alle venti, Nora era seduta in una stanza senza finestre davanti all’ispettore Lupo, un uomo con gli occhi stanchi e la pazienza affilata.
“Lei era vicino alla sala server durante il blackout?”
“No. Ero davanti all’ufficio di Riva.”
“Può provarlo?”
Nora pensò al vaso, alla porta, a Dante che le chiedeva da quanto fosse lì. Pensò anche alla telefonata: il nome di Bianca non deve uscire. Dante poteva confermare la sua posizione, ma lei avrebbe dovuto raccontare ciò che aveva sentito. E se Bianca fosse una vittima? O una complice?
“C’era il dottor Riva”, disse.
L’ispettore sollevò un sopracciglio. “Interessante. Perché il dottor Riva sostiene di essere stato da solo.”
Nora sentì il sangue ritirarsi dalle dita.
Quando uscì dalla questura, Dante l’aspettava sotto la pioggia, senza ombrello. Sembrava meno invincibile.
“Perché hai mentito?” gli chiese lei.
“Perché se dico che eri lì, ti trascino dentro qualcosa che non capisci.”
“Ci sono già dentro. Hanno trovato un pezzo del mio badge vicino a un uomo quasi morto.”
Dante guardò la strada. Le auto disegnavano scie rosse sull’asfalto.
“Marco mi aveva convocato. Diceva di avere prove su fondi deviati dal Galà. Quando sono arrivato, il piano era al buio. L’ho trovato a terra.”
“E Bianca?”
Il nome lo colpì come uno schiaffo.
“Bianca Serra era mia socia. È sparita due anni fa, dopo aver accusato il consiglio di usare gli eventi benefici per riciclare denaro. Tutti dissero che era instabile. Io… non le credetti abbastanza.”
Nora avrebbe dovuto allontanarsi. Invece rimase. Forse perché anche lei conosceva il sapore di non essere creduta.
Dante le porse un vecchio telefono.
“Marco mi ha mandato questo prima del blackout. Non riesco ad aprirlo. Tu hai trovato la società fantasma. Puoi seguire il denaro.”
“E perché dovrei aiutarti?”
“Perché domani daranno la colpa a te. O a me. Ma chi ha colpito Marco possiede ancora le chiavi del nostro ufficio.”
Nora prese il telefono. Sullo schermo rotto comparve una notifica non letta: NON FIDARTI DELLA DONNA COL TIMBRO BLU.