Quando Nora Bellini entrò per la prima volta nella sede della Vetria Eventi, al trentaduesimo piano di una torre di Milano, pensò che il pavimento lucido fosse stato progettato apposta per far inciampare chi non apparteneva a quel mondo. Lei veniva da Sesto San Giovanni, da un bilocale con l’intonaco stanco e una madre che segnava le spese su un quaderno a quadretti. Lì invece tutto brillava: vetro, acciaio, sorrisi, orologi troppo sottili per costare poco.
Era stata assunta come assistente amministrativa per tre mesi, con un contratto che nessuno aveva ancora firmato. “Normale”, le aveva detto la responsabile HR, porgendole un badge provvisorio con un adesivo blu. “Qui corriamo più veloci della carta.”
Nora aveva annuito, ma non le piacevano le cose senza firma. Suo padre aveva perso un’officina per una promessa verbale, e da allora lei misurava il mondo in ricevute, timbri e clausole.
Il direttore operativo, Dante Riva, comparve alle dieci e dodici. Alto, cappotto nero, la barba di chi aveva dormito poco ma pretendeva comunque obbedienza dal giorno. Tutti abbassarono la voce. Nora lo vide fermarsi davanti alla sua scrivania.
“Lei è la nuova?”
“Nora Bellini. Contabilità junior.”
“Qui non esiste junior quando arriva un’emergenza. Sa leggere un consuntivo?”
“Meglio di molte persone che lo firmano.”
Qualcuno tossì per nascondere una risata. Dante la fissò un secondo di troppo, poi le lasciò una cartellina rossa.
“Alle quindici ho un comitato con gli investitori. Trovi l’errore.”
Dentro c’erano preventivi, fatture, bonifici per il Galà Nerolio, l’evento benefico più fotografato dell’anno. Nora lavorò senza pranzo. Alle quattordici e quarantasette trovò l’errore: non era un errore. Tre fornitori diversi ricevevano pagamenti su conti collegati alla stessa società fantasma, costituita da sei settimane in Slovenia.
Andò nell’ufficio di Dante. La porta era socchiusa. Stava discutendo al telefono.
“No, il nome di Bianca non deve uscire. Se la stampa lo scopre, siamo finiti.”
Nora fece un passo indietro, ma urtò un vaso. Dante spalancò la porta.
“Da quanto è lì?”
“Abbastanza per sapere che il Galà Nerolio non è solo un evento.”
Lui le strappò la cartellina dalle mani. Per un attimo Nora vide nei suoi occhi qualcosa che non era arroganza: paura.
Poi le luci dell’intero piano si spensero.
Nel buio, un urlo arrivò dalla sala server.