L’Archivio 7 era nel piano interrato, dietro una porta magnetica che nessuno usava mai. Clara ci arrivò alle 7:15 del mattino, con il badge temporaneo e il cuore troppo vigile. Ad attenderla non c’era una dirigente, ma una donna delle pulizie con un carrello di detersivi e un foulard rosso legato al collo.
«Mi chiamo Lidia Ferra,» disse la donna. «Qui mi vedono tutti. Proprio per questo non mi guarda nessuno.»
Lidia le mostrò un vecchio armadietto pieno di schede tecniche. Il Nero Antracite 09 non era un prototipo pubblicitario: era stato testato in un complesso residenziale di Cinisello, parte di un progetto pilota mai annunciato. Tre mesi dopo, un bambino era finito in ospedale per ustioni chimiche alle mani. La causa ufficiale: detergente domestico mal conservato.
«E la famiglia?» chiese Clara.
«Ha firmato un accordo. Soldi, silenzio, trasloco.»
Clara sfogliò i documenti. Mancavano pagine, firme, date. Ma una cosa tornava sempre: la sigla M.S. vicino alle approvazioni creative.
Matteo Serri.
Quando uscì dall’archivio, lo trovò ad aspettarla vicino agli ascensori.
«Non dovrebbe essere qui sotto,» disse lui.
«Nemmeno quel colore dovrebbe essere sulle pareti delle case popolari.»
Matteo serrò la mascella. «Chi le ha parlato?»
«La domanda giusta è: chi non lo ha fatto?»
Lui la portò sulla terrazza aziendale, dove il vento scompigliava le piante ornamentali e rendeva Milano meno perfetta. Per un momento nessuno dei due parlò.
«Ho firmato io la linea creativa,» disse Matteo. «Non la formula chimica. Quando ho saputo del bambino, ho chiesto lo stop. Mi hanno detto che era un caso isolato. Poi mio fratello è stato assunto nel reparto legale e tutto è diventato... ricatto.»
«Suo fratello?»
«Tommaso. È l’avvocato interno che ha gestito l’accordo con la famiglia.»
Clara sentì il fastidio di una simpatia che non voleva provare. Matteo non cercava assoluzione, e questo la rendeva più pericolosa.
«Perché non denunciare?»
«Perché la formula non è nostra.»
La frase rimase sospesa.
Matteo abbassò la voce. «È stata comprata da una startup fallita. Il fondatore è morto due settimane dopo aver chiesto di riavere i brevetti. Incidente stradale, dicono. Sua moglie sostiene che sia stato ucciso.»
Prima che Clara potesse rispondere, il maxischermo sulla facciata del palazzo di fronte si accese con il nuovo spot di VetraNova: bambini che dipingevano un muro nero, poi lo trasformavano in cielo stellato.
Slogan: “Anche il buio può donare luce.”
Clara guardò Matteo. «Quanti sanno?»
«Abbastanza da avere paura. Non abbastanza da parlare.»
In quel preciso istante, giù in strada, una sirena tagliò il traffico. Un corpo era stato trovato nel cortile di servizio della torre: Lidia Ferra, caduta dal quarto piano.
Nella tasca del suo foulard rosso c’era una monetina da due centesimi, annerita come se fosse stata bruciata.