La mattina seguente, la Torre Bellini era circondata da giornalisti. Ferri & Associati emise un comunicato: attacco informatico, materiale manipolato, nessun commento. Nel frattempo, Nora fu convocata nell’ufficio di Lorenzo.
«Ha copiato qualcosa?» chiese lui, senza sedersi.
«Lei mi sta accusando?»
«La sto proteggendo.»
Nora rise, ma le tremò la voce. «Da cosa? Dalla verità o dallo studio?»
Lorenzo si avvicinò alla vetrata. Milano sotto di loro pareva immobile, ma il riflesso del suo volto tradiva una stanchezza che non apparteneva a un uomo di trentadue anni.
«Cinque anni fa lavoravo per il procuratore che aprì la prima indagine sulla morte di Iris. C’era una testimone: una cameriera, Lea Rinaldi. Disse di aver visto un uomo spingere Iris durante una lite. Non era Elia Vetra.»
Nora smise di respirare.
«Poi Lea ritrattò?»
«No. Sparì.»
«E lei adesso lavora per chi ha interesse a tenerla sparita.»
Lorenzo incassò il colpo. «Sì.»
La risposta sincera fu più pericolosa di qualunque bugia. Nora avrebbe voluto odiarlo, ma negli occhi di lui vide una colpa antica, non calcolo. E questo la irritò ancora di più.
«Perché mi dice tutto questo?»
Lorenzo aprì un cassetto e le mostrò una busta anonima. Dentro, una chiavetta rossa.
«Perché ieri sera qualcuno l’ha lasciata sulla mia scrivania. Contiene solo un file audio. Una voce femminile dice: “Se Nora Valenti trova la firma blu, portatela al Teatro Minore. Lei capirà.”»
Nora sentì il sangue gelarsi. «Perché io?»
Lorenzo non rispose subito. Poi prese dal fascicolo una vecchia foto della festa. In un angolo, appena visibile, c’era una donna dello staff medico. Nora riconobbe il profilo prima ancora di accettarlo.
Sua madre.
Il mondo si inclinò.
Sua madre era morta in un incidente stradale tre mesi dopo quella festa. Nora aveva creduto a una fatalità, a una curva bagnata, a un camionista distratto. Ora ogni certezza sembrava una stanza costruita su fondamenta marce.
«Vengo con lei», disse Lorenzo.
«Non mi fido di lei.»
«Fa bene.»
«Allora perché dovrei accettare?»
Lorenzo abbassò lo sguardo, e per la prima volta Nora non vide l’avvocato, ma un uomo che aveva perso troppe battaglie scegliendo il silenzio.
«Perché se va da sola, non arriverà al teatro.»