Nina detestava gli uomini che parlavano per enigmi, ma Adrian Leoni non era facile da catalogare. Nella riunione delle undici lo vide zittire tre manager con una sola frase, difendere un tirocinante accusato ingiustamente e mentire con assoluta precisione quando Clara Vespri gli chiese dello stato dei controlli interni.
“Non sono emerse criticità,” disse Adrian.
Nina, seduta a pochi metri, sentì il sangue salirle al viso. Lui la guardò appena, abbastanza da dirle: taci.
Clara Vespri, fondatrice della VetraMind, era una donna di cinquant’anni dal sorriso luminoso e dagli occhi immobili. Aveva costruito la sua fortuna vendendo una promessa semplice: ogni opinione conta. Ma Nina, leggendo i flussi dell’app, aveva iniziato a capire che alcune opinioni contavano più delle altre. Certi sondaggi apparivano in città precise, a gruppi sociali precisi, poche ore prima che un titolo di giornale cambiasse direzione o che un testimone venisse screditato online.
Nel pomeriggio, Adrian la raggiunse nell’archivio server, dove le telecamere avevano un angolo cieco dietro un vecchio armadio metallico.
“Lei è brava,” disse lui.
“Lo so.”
“Abbastanza brava da farsi ammazzare in modo elegante.”
Nina incrociò le braccia. “Lei ha firmato autorizzazioni per società inesistenti. Se vuole spaventarmi, scelga una strategia meno incriminante.”
Adrian tirò fuori dalla tasca una chiavetta nera. “Ho firmato perché mi hanno messo una pistola contro qualcosa di peggio della testa.”
“Il suo conto corrente?”
“Mio fratello.”
Per la prima volta, la voce gli si incrinò. Le raccontò che il fratello minore, Elia, era stato accusato di aver truccato un incontro clandestino e mandato in coma un ragazzo. Le prove erano comparse dal nulla: video tagliati, testimonianze pagate, campagne feroci su Due Centesimi che dipingevano Elia come un mostro. Adrian aveva accettato il posto alla VetraMind per trovare la fonte della manipolazione e salvare il fratello prima del processo.
“E i diamanti?” chiese Nina.
“Non sono gioielli. Sono memoria.”
Adrian spiegò che LUX-13 indicava una serie di diamanti sintetici capaci di contenere dati criptati in quantità enormi. Venivano usati per spostare archivi compromettenti fuori dai server tradizionali: pagamenti illeciti, manipolazioni di opinione pubblica, profili di testimoni vulnerabili, dossier su giudici e giornalisti.
“Clara Vespri non vende opinioni,” concluse lui. “Vende verdetti prima che entrino in tribunale.”
Nina avrebbe voluto non credergli. Sarebbe stato più semplice pensare che Adrian fosse solo un uomo colpevole e affascinante, uno dei tanti predatori in giacca scura. Invece, quando lui le diede la chiavetta, le loro dita si sfiorarono e lei sentì non seduzione, ma urgenza.
Dentro c’era un file audio. Una voce femminile tremava: “Mi chiamo Marta Sileo. Ho visto chi ha alterato il video dell’incontro di Elia Leoni. Se mi succede qualcosa, cercate il diamante numero tredici.”
Nina sollevò lo sguardo. “Dov’è questa Marta?”
Adrian serrò la mascella. “Scomparsa da tre giorni.”
Dall’altra parte dell’archivio, una stampante si accese da sola. Uscì un solo foglio.
Sopra c’era una foto di Nina scattata quella mattina, davanti a casa sua.