Nora fu sospesa, scortata fuori dall’edificio sotto gli occhi di colleghi improvvisamente occupatissimi. La notizia non uscì sui giornali, ma in azienda bastò un’ora perché tutti sapessero: la nuova perita aveva tentato il colpo del secolo.
A casa, suo padre stava lucidando un cucchiaino come se fosse un anello nuziale. “Le pietre parlano,” mormorò. “Ma gli uomini alzano la voce.”
Quella frase, detta nel delirio, le fece venire un’idea. Se la pietra trovata nel suo armadietto era davvero il Sole di Livenza, allora quella esposta al gala era il sostituto. Ma se qualcuno voleva incastrarla, perché lasciarle l’originale? Per costringerla al silenzio. Se avesse parlato, avrebbe dovuto spiegare perché il diamante rubato era nella sua disponibilità.
La sera stessa Ettore la raggiunse nella vecchia bottega di famiglia. Entrò senza scorta, con il labbro spaccato.
“Domani c’è il round finale del torneo,” disse. “Se perdo, mio zio Arnaldo prende il controllo operativo. È lui che gestisce il fondo eventi, le assicurazioni, le donazioni.”
“E le sostituzioni?”
“Non ho prove.”
Nora gli mostrò la bustina: non aveva consegnato il diamante alla sicurezza. Nel caos, Sami l’aveva scambiata con una copia di quarzo usata per le esercitazioni.
Ettore rimase senza parole. “Hai rubato il diamante che ti accusano di aver rubato?”
“Tecnicamente l’ho salvato da chi l’aveva messo nel mio armadietto.”
Per la prima volta, risero entrambi. Fu una risata breve, pericolosa, troppo intima per la situazione. Ettore le sfiorò la mano nel prendere la pietra, ma non la lasciò subito. Nora avrebbe dovuto ritrarsi. Invece restò ferma, come se quel contatto fosse l’unica cosa non contraffatta in mezzo a tutte le altre.
“Non fidarti di me,” sussurrò lui.
“Troppo tardi.”
Il piano nacque tra il banco da orafo e le medicine di suo padre. Sami avrebbe pubblicato una nuova puntata di “I miei due centesimi” con dati contabili mascherati, abbastanza precisi da attirare l’attenzione ma non da violare apertamente la clausola. Nora avrebbe analizzato il diamante originale davanti a una microcamera. Ettore avrebbe costretto Arnaldo a esporsi durante il torneo, dove sarebbero stati presenti sponsor, soci e un magistrato invitato come testimonial della beneficenza.
Ma la mattina dopo Nora ricevette un video sul telefono. Si vedeva suo padre uscire dalla bottega, accompagnato da una donna della sicurezza Valtieri & Fane. Il messaggio era semplice: “La testimone resta a casa.”
Nora chiamò Ettore, ma rispose una voce maschile roca. “Il signor Marin è sul ring. E sta perdendo.”
Nora prese la lente di suo padre, infilò il diamante nella fodera del cappotto e corse verso la torre.