Il reparto autenticazione era nel seminterrato, lontano dalle vetrate e dalle frasi motivazionali incise sulle pareti. Lì la Valtieri & Fane smetteva di sembrare un tempio del lusso e diventava un laboratorio di sospetti. Ogni pietra aveva un codice, ogni codice un assicuratore, ogni assicuratore un avvocato.
Nora lavorava accanto a Sami Ricci, stagista contabile con occhiaie perenni e una passione feroce per i podcast d’inchiesta. Sami aveva una rubrica clandestina sulla intranet aziendale: “I miei due centesimi”, brevi commenti anonimi sui privilegi dei piani alti. Tutti la leggevano, nessuno ammetteva di farlo.
“Qui non rubano milioni,” le disse il terzo giorno, porgendole un caffè pessimo. “Qui spostano un centesimo alla volta. Commissioni, arrotondamenti, fondi eventi. Alla fine il centesimo diventa un palazzo.”
Nora pensò alla mail anonima, ma non rispose. La clausola bruciava nella tasca della giacca come una minaccia fisica.
L’occasione arrivò durante il gala di presentazione della collezione Aurora. Le modelle indossavano gioielli che valevano più di interi quartieri, i clienti sorridevano come se non avessero mai visto una fattura, e al centro della sala brillava il diamante giallo: Il Sole di Livenza. Secondo la scheda, era stato appena recuperato da una collezione privata.
Nora lo guardò attraverso la lente e sentì il sangue fermarsi. La pietra era vera, ma non era quella della foto. Stesso taglio, stessa caratura apparente, ma le inclusioni interne disegnavano un’altra mappa. Qualcuno aveva scambiato il diamante più prezioso della maison con un gemello quasi identico.
Prima che potesse muoversi, Ettore le comparve accanto. “Ha visto qualcosa?”
“Dipende da cosa vuole che io veda.”
Il suo sguardo si indurì. “Non qui.”
La portò in una terrazza chiusa al pubblico. Sotto di loro Milano era una scacchiera di fari e vetro. Ettore le strappò la verità con poche domande precise. Quando Nora gli disse della sostituzione, lui non sembrò sorpreso. Sembrò stanco.
“Mio padre ha costruito questa azienda con debiti e paura,” disse. “Io provo a tenerla in piedi senza diventare lui.”
“E il ring?”
“Un torneo interno per beneficenza, ufficialmente. In realtà è il modo in cui i soci decidono chi resta e chi cade. Una tradizione ridicola. Violenta. Ma se non salgo su quel ring, il consiglio mi toglie ogni potere.”
Nora rise senza gioia. “Quindi qui i bilanci si decidono a pugni.”
“Qui tutto si decide a pugni. Solo che di solito non si vedono.”
Per un istante, la distanza tra loro si ridusse. Ettore non era innocente, ma nemmeno il mostro elegante che lei aveva immaginato. Aveva mani ferite, occhi vigili e una solitudine che sembrava una seconda pelle.
Poi Sami apparve sulla terrazza, pallido. “Scusate. Nora, devi venire subito. Nel tuo armadietto hanno trovato una pietra non registrata.”
Quando scesero, la sicurezza la aspettava già. Dentro l’armadietto c’era un diamante giallo, sigillato in una bustina antistatica. Il codice corrispondeva al Sole di Livenza.
Ettore la guardò. Non con accusa. Con terrore.
Qualcuno l’aveva scelta come capro espiatorio.