Nora non urlò. Aveva imparato da bambina, quando suo padre tornava a casa con la voce piena di debiti, che urlare rende soltanto più facile trovarti.
L’uomo fece un passo avanti. Lei rovesciò il contenitore degli abrasivi sul pavimento e corse verso l’uscita di sicurezza. Le sirene tacquero, come se qualcuno le avesse disattivate prima ancora che potessero nascere. Solo nell’ascensore di servizio, con il cuore che le martellava contro le costole, ricevette una chiamata da numero sconosciuto.
«Non consegnare la pietra a Rinaldi», disse una voce femminile distorta. «Aurora-9 non è un diamante. È una confessione.»
La linea cadde.
Il giorno dopo, l’azienda era un teatro perfettamente illuminato. Nessuno parlava dell’intrusione. Le telecamere, secondo la sicurezza, avevano avuto un “malfunzionamento temporaneo”. Edoardo convocò Nora nel suo ufficio prima ancora che potesse togliersi il cappotto.
«Hai visto qualcuno?» domandò.
«Lei lo sa già.»
«So che sei viva, e in questo momento mi basta.»
Quel barlume di preoccupazione la irritò più di una minaccia. Nora posò la capsula sul tavolo, ma non la lasciò andare.
«Chi ha inciso le coordinate?»
Edoardo esitò. Fu un attimo, ma bastò a tradirlo.
«Mia sorella», disse infine. «Clara Rinaldi. Era responsabile della filiera sintetica. È morta sei mesi fa in un incidente d’auto.»
«Era?»
«L’inchiesta si è chiusa in fretta. Troppo in fretta.»
Prima che Nora potesse rispondere, gli schermi dell’open space si accesero tutti insieme. Comparve il logo di un canale indipendente molto seguito, Due Centesimi, condotto da una giornalista famosa per demolire carriere con domande corte e documenti lunghi.
“Fonti interne alla Beltrami & Ardent rivelano dubbi sulla nuova collezione etica. Diamanti sintetici o copertura per traffici finanziari?”
Nel video, oscurato ma riconoscibile a chiunque l’avesse vista almeno una volta, c’era Nora all’ingresso del laboratorio sotterraneo.
Il suo nome apparve in sovrimpressione: NORA VALLI, TESTIMONE CHIAVE O COMPLICE?
L’open space si voltò verso di lei con la fame educata degli uffici moderni. Edoardo uscì dal suo ufficio e si mise tra Nora e gli altri, come un pugile che torna sul ring per istinto.
«Da questo momento», disse a voce alta, «qualunque domanda passerà dal mio ufficio legale.»
Ma mentre la proteggeva davanti a tutti, sul telefono di Nora arrivò un messaggio anonimo:
SE RINALDI TI STA VICINO, È PERCHÉ HA PAURA DI COSA PUOI RICORDARE.
Allegata c’era una fotografia: Nora, da adolescente, in un’aula di tribunale. Accanto a lei, molto più giovane, c’era Edoardo. Lei non ricordava quel giorno. Ma lui sì.