Nora Valli aveva imparato che in un ufficio nessuno mente mai davvero: si limita a spostare la verità dentro una cartella con un nome più elegante.
Alla Torre Ligure, sede milanese della compagnia assicurativa Asteria, le cartelle avevano nomi come “sinistro complesso”, “furto di alta gamma”, “contenzioso reputazionale”. Quel lunedì mattina, sulla scrivania di Nora comparve una busta nera senza mittente, sigillata con ceralacca grigia.
Dentro c’erano tre fotografie: un diamante azzurro montato su un anello antico, una palestra di boxe semibuia e il volto di un uomo ripreso da una telecamera di sicurezza. Sotto, una frase stampata: “Se certifichi il falso, diventi complice.”
Nora non fece in tempo a respirare che arrivò Davide Serra, nuovo responsabile legale della compagnia. Camicia bianca, giacca troppo precisa per un lunedì, occhi da persona che aveva già perso qualcosa e non voleva farlo vedere.
«La pratica Orione è tua?» chiese.
Nora chiuse la busta. «Dipende da chi lo domanda.»
«Uno che preferisce sapere dove mette i piedi prima che esploda il pavimento.»
La pratica Orione riguardava il furto del “Lume di Tharros”, un diamante sardo da collezione, assicurato per dodici milioni e sparito durante una serata benefica organizzata dalla Fondazione Bellanti. Proprietaria ufficiale: Celeste Bellanti, imprenditrice del lusso e volto televisivo della filantropia italiana. Testimone principale: un addetto alle luci, Ahmed Rami, che aveva visto un uomo uscire dal caveau temporaneo pochi minuti prima dell’allarme.
Il problema era che l’uomo ripreso dalla telecamera somigliava a Elia Ferro, ex campione europeo dei medi, fratello maggiore di Nora.
Davide appoggiò sul tavolo un fascicolo. «Il consiglio vuole chiudere in fretta. Pagare Celeste, evitare il processo, salvare l’immagine.»
«E tu?»
«Io voglio capire perché qualcuno in questa azienda ha cancellato sette minuti di video.»
Nora sentì il sangue diventare freddo. Sette minuti erano abbastanza per rubare un diamante. O per incastrare un uomo.
Quando Davide uscì, lasciò sul tavolo un biglietto con il suo numero. Sul retro, scritto a penna: “Non fidarti delle riunioni con le pareti di vetro.”
Alle undici, Nora fu convocata proprio in una sala con pareti di vetro. Il direttore generale, Marta Coletti, le sorrise come si sorride a una persona già licenziata ma non ancora informata.
«Nora, la tua posizione è delicata. Tuo fratello è coinvolto. Ti solleveremo dalla pratica.»
«Mio fratello non è formalmente indagato.»
«Non ancora.»
Sul tavolo, il telefono di Marta vibrò. Nora intravide il nome sullo schermo: Celeste.
In quel momento capì che la pratica non era assicurativa. Era una scena del crimine con moquette blu e badge aziendali.