Si rifugiarono in una vecchia palestra a Lambrate, chiusa al pubblico ma ancora odorosa di cuoio, disinfettante e sconfitte. Sul muro campeggiavano fotografie ingiallite di pugili locali. In una, un Riccardo giovanissimo alzava i guantoni verso una coppa modesta, con accanto un ragazzo dai ricci scuri: Elia.
Nora si sedette sul bordo del ring. “Hai prove?”
“Una registrazione.”
“Dove?”
“Non lo so.”
Lei lo guardò come si guarda un uomo che ha appena confessato di voler spegnere un incendio con una candela.
“Fantastico.”
“Elia mi ha mandato un messaggio la notte prima di morire: ‘Il testimone è nel buio’. Pensavo parlasse di una persona. Poi ho capito che forse si riferiva a un luogo senza luce.”
Nora ripensò al dossier. Cassaforte. Registro. Telecamere. Luce.
“Nel deposito delle pietre c’è un blackout programmato ogni domenica notte per il test dei generatori,” disse. “Durante quei tre minuti le telecamere passano a infrarossi e salvano su un server separato.”
Riccardo si voltò lentamente. “Come fai a saperlo?”
“Perché io leggo gli allegati. Tutti li ignorano, ma spesso è lì che le aziende seppelliscono i cadaveri.”
Per la prima volta lui sorrise davvero. Un sorriso breve, quasi colpevole.
Nora sentì qualcosa spostarsi dentro di sé, un allarme e una curiosità insieme.
Tornarono alla Levante & Vetro quella notte, entrando dal parcheggio sotterraneo con il vecchio badge di Elia, che Riccardo aveva conservato come una reliquia. L’edificio deserto sembrava un animale addormentato.
Raggiunsero la sala server. Nora lavorò sulla tastiera mentre Riccardo sorvegliava il corridoio. Le mani le tremavano, ma non sbagliò una password. Trovò l’archivio infrarossi della domenica precedente.
Il video mostrava il deposito immerso nel nero. Poi una sagoma comparve davanti alla cassaforte. Non Nora. Non Riccardo. Aldo Merani.
Accanto a lui, però, c’era Teresa.
Nora trattenne il respiro.
Teresa, la donna che aveva detto “lo so”. Teresa, che le aveva tolto il badge per salvarla o per consegnarla?
Nel filmato, Merani apriva la cassaforte. Teresa teneva in mano una borsa schermata. Poi, un terzo uomo entrava nell’inquadratura: Elia Valenti. Sembrava discutere, gesticolare. Merani lo spingeva contro il muro.
Il video si interruppe.
Una voce alle loro spalle disse: “Avete trovato il buio, ma non avete capito chi ci vive dentro.”
Teresa era sulla soglia, con una pistola piccola nella mano destra.