Entro mezzogiorno, l’azienda era diventata un tribunale senza giudice. I dipendenti parlavano a bassa voce, ma abbastanza forte perché Nora sentisse parole come “nuova”, “furto”, “capro espiatorio”.
Teresa le tolse il badge con un’espressione addolorata, come se stesse ritirando un cappotto dimenticato.
“È una sospensione temporanea.”
“Non ho toccato quella perla.”
“Lo so.”
Nora la fissò. “Allora perché mi state mandando via?”
Teresa abbassò gli occhi. “Perché qui sapere non basta.”
Quando Nora uscì dall’edificio, Riccardo la seguì. Fuori pioveva, una pioggia sottile e verticale, da città stanca.
“Non andare a casa,” disse lui.
“Adesso dà anche ordini fuori dall’orario d’ufficio?”
“Se fossi stata davvero tu, saresti già scappata. Se non lo sei, chi ha rubato la perla userà le prossime ore per chiuderti la bocca.”
Nora rise senza allegria. “E dovrei fidarmi dell’uomo che voleva farmi cancellare una prova?”
Riccardo tirò fuori dalla tasca una moneta da due centesimi e gliela mostrò. Era consumata, quasi nera.
“Quando avevo diciannove anni, combattevo in palestre dove si scommetteva più sul sangue che sul risultato. Un vecchio allenatore mi disse: ‘Se non sai di chi fidarti, lancia una moneta. Non perché decida lei, ma perché mentre è in aria capisci cosa speri.’ Da allora la tengo con me.”
“Commovente. Ma non risponde alla domanda.”
“Ho provato a farti cancellare quella riga perché sapevo che ti avrebbero incastrata. E perché non ero pronto ad ammettere che il ladro era qualcuno ai piani alti.”
“Chi?”
“Il presidente del consiglio: Aldo Merani.”
Il nome cadde tra loro come un oggetto pesante. Merani era il volto pubblico della Levante & Vetro, l’uomo che parlava di etica nei convegni e di famiglia nelle interviste.
“Perché dovrebbe rubare una perla che gestisce lui stesso?”
“Perché la perla è falsa.”
Nora dimenticò la pioggia.
Riccardo spiegò che la Stella di Marea era stata sostituita mesi prima con una replica quasi perfetta. La vera perla serviva come garanzia occulta per coprire un debito privato. Se la frode fosse emersa, l’azienda sarebbe crollata, ma Merani aveva preparato un colpevole: una nuova assunta, senza protezioni.
“E tu come lo sai?” chiese Nora.
Lui esitò.
“Perché mio fratello minore, Elia, lavorava nella sicurezza interna. Due settimane fa è morto in un incidente stradale.”
“Mi dispiace.”
“Non è stato un incidente.”
Un’auto nera rallentò accanto al marciapiede. Il finestrino posteriore si abbassò di pochi centimetri. Nora vide l’obiettivo di un telefono puntato verso di loro.
Riccardo le afferrò il polso.
“Adesso corri.”