Quando Nora Bellini entrò per la prima volta nella sede milanese della Levante & Vetro, capì due cose: i pavimenti erano così lucidi da riflettere le bugie, e nessuno lì dentro diceva mai tutta la verità.
Era stata assunta come analista per il reparto Conformità, un nome elegante per indicare la stanza dove finivano contratti sporchi, firme sospette e mail cancellate troppo in fretta. Nora aveva ventisette anni, un blazer preso in saldo, una memoria feroce e un difetto che le era già costato due lavori: non sapeva fingere di non vedere.
Il suo primo incarico le venne consegnato in una cartellina grigia da Teresa, la responsabile delle risorse umane, una donna con il sorriso di chi aveva assistito a troppi licenziamenti.
“Devi revisionare il dossier Aurora. È una compravendita di pietre rare. Nulla di complicato.”
Nora aprì la cartella e lesse il nome del supervisore: Riccardo Valenti.
Nel corridoio, due impiegate smisero di parlare appena lo videro arrivare.
Riccardo Valenti non camminava: avanzava come se il mondo fosse un ring e ogni porta un avversario da mettere all’angolo. Alto, spalle larghe, una cicatrice sottile sul sopracciglio destro. Il completo scuro non riusciva a nascondere del tutto il corpo allenato di un uomo che aveva conosciuto la violenza prima del potere.
“Bellini?” chiese.
“Sì.”
“Non mi interessa da chi sei stata raccomandata.”
“Nessuno mi ha raccomandata.”
“Allora sei ancora più in pericolo.”
Nora avrebbe dovuto abbassare lo sguardo. Invece sorrise appena. “È un avvertimento o un benvenuto?”
Per un istante, la durezza nel volto di Riccardo si incrinò. Non abbastanza da diventare gentile, ma abbastanza da far capire a Nora che l’uomo non era di pietra. Era solo qualcuno che aveva imparato a sembrarlo.
“Entrambi.”
Il dossier Aurora riguardava una perla nera, chiamata Stella di Marea, assicurata per dodici milioni di euro e proveniente da un’asta privata a Trieste. La Levante & Vetro ne curava la custodia temporanea prima del trasferimento a un museo svizzero.
Ma tra le ricevute, Nora notò una discrepanza: il codice della cassaforte indicato nel verbale non corrispondeva al registro interno. Qualcuno aveva modificato l’accesso due minuti dopo la chiusura ufficiale dell’operazione.
Quando lo riferì a Riccardo, lui non si sorprese.
“Chi altro lo sa?”
“Per ora nessuno.”
“Bene. Deve restare così.”
“Scusi?”
“Se hai trovato un errore, cancellalo dal report.”
Nora rimase immobile. “Mi sta chiedendo di falsificare un documento?”
“Ti sto chiedendo di sopravvivere alla tua prima settimana.”
Fu allora che il vetro della sala riunioni tremò per un urlo proveniente dal piano di sotto.
La perla era scomparsa.
E tutte le telecamere indicavano Nora Bellini come ultima persona ad aver aperto il fascicolo di custodia.