Alla Lumen & Co. esisteva una tradizione non scritta: ogni venerdì, a fine giornata, i dipendenti lasciavano due centesimi in una coppa di vetro all’ingresso della mensa aziendale. Ufficialmente era un gesto simbolico per ricordare che “anche il valore più piccolo contribuisce alla luce”. Ufficiosamente, era una gara di cinismo.
«Due centesimi per dire la tua, ma nessuno qui ascolta gratis», spiegò Karim, analista finanziario e unico collega che parlava senza sembrare un comunicato stampa.
Nora imparò presto che l’ufficio era un ring senza corde. C’erano sorrisi affilati, mail mandate in copia a mezzo mondo, promozioni ottenute facendo cadere qualcun altro. In particolare, c’era Viola Sarti, responsabile delle aste private, elegante come una lama e convinta che Nora fosse un errore di selezione.
«La nuova gemmologa del quartiere sud», disse Viola durante una riunione. «Una prospettiva autentica. Molto utile per le brochure sulla diversità.»
Nora sentì le guance bruciare. Prima che potesse rispondere, Elia intervenne.
«La dottoressa Valenti è qui perché distingue una pietra trattata al laser da una naturale in meno di dieci secondi. Qualità rara, anche al trentaduesimo piano.»
Dopo la riunione, Nora lo raggiunse vicino agli ascensori.
«Non ho bisogno che mi difenda.»
«Lo so.»
«Allora perché l’ha fatto?»
Elia premette il pulsante. «Perché Viola non stava attaccando lei. Stava attaccando una parte di me che conosco troppo bene.»
Fu la prima crepa nella sua armatura. Nei giorni successivi, Nora scoprì che Elia era figlio di un ex tagliatore di pietre licenziato dopo un incidente mai chiarito. Era salito nella compagnia come si sale una parete di vetro: senza appigli e con tutti sotto pronti a guardarti cadere.
Tra loro nacque una complicità pericolosa. Restavano tardi in laboratorio, confrontando certificati, analizzando lotti provenienti da miniere remote, bevendo caffè pessimo alle undici di sera. Elia ascoltava più di quanto parlasse. Nora, che aveva sempre diffidato degli uomini capaci di sembrare innocenti, cominciò a cercarlo con lo sguardo.
Una sera, mentre fuori la città tremava di pioggia, Elia le sistemò una ciocca di capelli sfuggita alla pinza. Il gesto durò un secondo. Il silenzio dopo, molto di più.
«Nora», disse lui, con voce bassa, «in questa azienda ogni cosa che desideri può essere usata contro di te.»
«Anche questo?»
Elia non rispose. La baciò.
Il giorno dopo, Nora trovò sulla scrivania una busta anonima. Dentro c’era una vecchia fotografia: suo padre, Bruno Valenti, molto più giovane, accanto a un uomo che Nora riconobbe subito dai ritratti nell’atrio aziendale. Vittorio Rinaldi, fondatore della Lumen & Co. e padre di Elia.
Sul retro, una frase scritta a penna: “Il testimone non è morto.”