Marta Rinaldi aveva imparato che in un ufficio open space nessuno ascolta davvero, ma tutti sentono abbastanza per rovinarti la vita. Lavorava al trentaduesimo piano della Heliox, una società milanese che produceva micro-lenti per satelliti e gioielli di laboratorio destinati alle maison del lusso. Il suo contratto scadeva ogni tre mesi, la sua scrivania non aveva nemmeno il nome sulla targhetta, e il suo stipendio arrivava sempre con la precisione di un insulto: giusto, freddo, insufficiente.
Quel lunedì, mentre controllava una lista di rimborsi per il reparto ricerca, notò uno scarto ridicolo: due centesimi su una fattura da quattro milioni e mezzo. Era il genere di errore che un software avrebbe dovuto correggere automaticamente. Invece il sistema lo aveva evidenziato in rosso, come una ferita minuscola su una pelle perfetta.
Marta aprì il documento allegato. Il fornitore risultava essere una società islandese di imballaggi criogenici, ma il codice interno apparteneva a una partita di diamanti sintetici, non a contenitori. La destinazione finale era un magazzino fuori Pavia, ufficialmente dismesso da anni. Marta sentì il cuore accelerare. Non era una detective, non era coraggiosa, non era nemmeno sicura di voler rinnovare il contratto: eppure copiò il file su una chiavetta che teneva nel portachiavi, accanto a una piccola medaglia di San Giuda, patrono delle cause perse.
«Rinaldi, il direttore vuole vederti.»
La voce di Clara, la segretaria del consiglio, le tagliò il respiro. Nell’ufficio panoramico la aspettava Luca Ferri, nuovo direttore operativo, trentasei anni, camicia arrotolata ai polsi e quell’aria da uomo che conosce le regole abbastanza bene da infrangerle senza rumore. Era arrivato da due settimane e già metà azienda lo temeva, l’altra metà lo desiderava. Marta, purtroppo, faceva parte di entrambe.
Luca le indicò una sedia. «Hai aperto un fascicolo riservato.»
«Ho aperto una fattura assegnata alla mia coda contabile.»
«La tua coda contabile non comprende domande.»
Marta strinse la chiavetta in tasca. «E la sua posizione comprende minacce?»
Per un secondo, il gelo nella stanza si incrinò. Luca sorrise appena, non con arroganza, ma con sorpresa. «Comprende avvertimenti. Alcune persone qui dentro trasformano gli errori in tombe.»
Prima che lei potesse rispondere, la porta si aprì. Entrò Vittorio Sanna, presidente della Heliox, un uomo elegante come una sentenza già scritta. Posò una mano sulla spalla di Luca e guardò Marta come si guarda una macchia sul vetro.
«Signorina Rinaldi, mi dicono che è molto precisa. Bene. La precisione va premiata.» Sul tavolo apparve una busta sottile. «Dentro c’è un bonus e il rinnovo annuale. In cambio, domani correggerà lo scarto e dimenticherà la fattura.»
Marta fissò la busta. Dentro c’erano, probabilmente, l’affitto, le bollette, la cura dentale rimandata da mesi. Poi vide Luca: non approvava, ma non interveniva. Questo la ferì più dell’offerta.
«E se non dimentico?» chiese.
Sanna sorrise. «Allora qualcuno ricorderà per lei tutto ciò che ha da perdere.»
La sera stessa, tornando a casa, Marta trovò la porta del suo monolocale socchiusa. Non mancava niente, tranne la fotografia di suo fratello Elia appesa sopra il frigorifero. Sul tavolo c’era solo un biglietto: “Due centesimi valgono una vita?”