L'ascensore saliva lento verso il piano esecutivo, le luci soffuse del Tanabata che filtravano attraverso le pareti di vetro. Luca teneva il colletto del trench stretto, gli occhi stanchi fissi su Akira. Il chef, con le cicatrici sugli avambracci illuminate dalla luce calda, sembrava emanare un'energia che scaldava l'aria tra loro. "Non è solo una frode aziendale," mormorò Akira, le dita che si fermavano sul pannello di controllo. "È un'eredità che arriva da oltre il cielo. Io sono l'inviato. Il testamento è stato alterato per nascondere la tecnologia che abbiamo scambiato con la famiglia adottiva dell'Eclipse. Nessun legame di sangue, solo ambiguità legale e un potere che nessuno dovrebbe reclamare." Luca sentì il peso della rivelazione: il contatto alieno era reale, e la frode ereditaria nascondeva un patto di negoziazione interplanetaria. Il desiderio crebbe improvviso, un'attrazione oscura che mescolava il sospetto con una tensione sensuale. Akira si avvicinò, le maniche arrotolate che rivelavano le cicatrici come mappe di mondi lontani. "Desideri sapere di più? Il consenso è tuo da dare o negare." Le loro mani si sfiorarono, un contatto che mandò una scarica elettrica attraverso il corpo di Luca, non invasiva ma elettrizzante, testando i confini del potere. La lobby sottostante vibrava di lanterne e risate, ma qui era solo il rombo del motore e il respiro pesante. Akira parlò di negoziazioni, di come l'eredità fraudolenta potesse distruggere reputazioni e aprire porte a invasioni silenziose. Luca, l'investigatore stanco, sentì il proprio moral collapse: voleva credere, voleva toccare quelle cicatrici, voleva cedere al calore di quel corpo alieno travestito da chef. Ma il telefono vibrò di nuovo. Un file: prove che Akira stesso aveva manipolato i documenti per proteggere il suo mondo. Il cliffhanger arrivò quando le porte dell'ascensore si riaprirono su un corridoio buio e Akira sussurrò: "Ora tocca a te decidere se continuare il negoziato o fuggire."