Luca Venturi varcò la soglia della lobby dell'Hotel Eclipse, il trench economico stillante pioggia estiva e le scarpe logorate che lasciavano impronte scure sul marmo lucido. Era il periodo del Tanabata, e le lanterne di carta colorata ondeggiavano sopra le teste dei clienti in tailleur, creando riflessi dorati sulle pareti di vetro che affacciavano su Shibuya. A quarantacinque anni, i suoi occhi stanchi avevano già visto troppe frodi assicurative per lasciarsi impressionare da quel glamour. Era lì per l'eredità della catena Eclipse: un testamento contestato, documenti di adozione ambigua emersi all'ultimo momento, e un sospetto di falsificazione che coinvolgeva milioni di yen e un erede non consanguineo ma legato da un'adozione mai formalizzata del tutto.
Mentre si avvicinava al bar della lobby, notò l'uomo dietro il bancone privato riservato agli ospiti VIP. Akira Sato, trentun anni, maniche della camicia bianca arrotolate fino ai gomiti, rivelava avambracci segnati da cicatrici da ustioni che sembravano pulsare sotto la luce calda. L'energia del chef-proprietario era diversa: calda come la luce del giorno che filtrava dalle vetrate, un contrasto vivo con l'oscurità corporativa che Luca fiutava ovunque. Si scambiarono uno sguardo. "Investigatore Venturi? Il suo tavolo è pronto," disse Akira con voce bassa, accogliendolo come se lo conoscesse da sempre. Luca annuì, sedendosi, ma le sue dita sfiorarono per caso un documento lasciato sul bancone: un contratto di successione con sigilli alterati.
Il festival fuori pulsava di desideri scritti su strisce di carta, ma dentro la lobby l'aria si fece densa. Akira servì un drink analcolico, le dita che sfioravano il bicchiere con una precisione innaturale. "L'eredità è un peso, sa? A volte arriva da mondi lontani." Luca alzò lo sguardo, il cuore accelerato. Un bagliore azzurro tremolò brevemente negli occhi del chef. Poi, mentre la musica del festival filtrava smorzata, il telefono di Luca vibrò con un messaggio criptato: "L'envoy attende il tuo consenso." La lobby sembrò restringersi. Akira sorrise, un sorriso che prometteva rivelazioni e pericoli. Luca si alzò di scatto, il trench ancora gocciolante, e seguì l'uomo verso un ascensore privato. La porta si chiuse. Fine del primo incontro.